13.01

Irene racconta la sua esperienza al Torino Pole Kontest 2014

Classificatasi al terzo posto, Irene ci racconta le sensazioni che si nascondono dietro alla preparazione di una gara.


La prima e fin'ora, ma ancora per poco, l’unica della scuola ad affrontare una gara di pole, mi è stato chiesto di raccontare la mia esperienza per dare il giusto incoraggiamento e la giusta motivazione anche alle altre ragazze.

Nonostante una indole esibizionista, ho sempre odiato le competizioni. Mi agita l'idea del paragone con altri. Addirittura, in occasione del primo compleanno dello Studio Pole Dance Monza, avevamo bonariamente deciso che ognuna votasse la sua preferita. È esploso un tale disagio dentro di me che ho eseguito la mia coreografia, la stessa portata a Torino, male al punto da non tirare mai le punte, assolutamente non da me!

Poi in un giorno d'estate, un'estate che si prospettava solitaria, Elena Sokolova mi dice "c'è in programma il Torino Pole Kontest, è per amatori, partecipi?". Penso che in fondo sarebbe meglio tenermi la mente occupata in questi giorni vuoti e non c'è niente di meglio della pole dance. Inoltre ho sempre amato Torino e mi serviva giusto una scusa per tornarci. Però c'è quella mia ansia da competizione che mi blocca, così rispondo "Dai ci penso, ma credo di sì." "Ok, bisogna iscriversi entro domani, mandando anche un video demo" "...". A questo punto non so bene cosa sia successo. Abbiamo letto il regolamento, le figure obbligatorie e tutte le altre indicazioni.

Avevo una coreografia pronta, bella, solo da sistemare secondo alcuni accorgimenti. E via, iscrizione fatta! Restava solo da provare, e riprovare e ancora provare. Però ristagnava in me quella costante angoscia da gara. Per non parlare del fatto che sarei stata l’unica in rappresentanza della scuola, così avevo anche la preoccupazione di non deludere e di non far sfigurare nessuno. Eppure è successo qualcosa di magico, la magia che da più di un anno ho trovato allo Studio Pole Monza: il sostegno delle compagne. I miei “non riesco” erano seguiti da “ma se fai questa combo bellissima?”, i miei “farò una pessima figura” da “anche se facessi del tuo peggio, sarebbe comunque fantastico”. E oltre alle sviolinate c’erano i “non rompere e fai quello che sappiamo che sai fare”. In ogni momento di sconforto le mie sorelle di palo ci sono state, accanto a me, a sostenermi, a spronarmi, a sgridarmi, per tirarmi su e per insegnarmi a farlo da sola.

Vincere non mi importava, volevo solo fare qualcosa di fatto bene, una sorta di omaggio per ringraziare di tutto ciò di bello che stavo ricevendo. Quindi di nuovo prove e prove, filmandosi per poi guardare se davvero facevo quello che mi aspettavo da me stessa, il più delle volte non è stato così, per cui la prova successiva mi correggevo, memore del video precedente.

Infine è giunto il giorno della gara. Sicuramente provavo una forte tensione, ma nonostante la distanza erano venute in tante a tifarmi e quando sono salita sul monumento, il nostro palco dell’occasione, le loro grida di incoraggiamento mi hanno dato una carica eccezionale. Ero felice di fare la mia coreografia, ma soprattutto ero rilassata, come testimoniano molte foto, e felice di ballare. Finiti i miei 4 minuti ero soddisfatta, certo avrei potuto fare meglio, ma comunque avevo fatto bene. La votazione non aveva importanza. Era stata un’esperienza bellissima, un’occasione in cui ho conosciuto e mi sono potuta confrontare con persone davvero fantastiche. Certo non disdegno il mio terzo posto, ma non è sicuramente l’unico ricordo che mi sono portata a casa, anzi!

E quindi come rispondere a chi mi chiede quando si è pronti per una gara? Forse quando la tua insegnante ti ci iscrive, come gli uccelli che buttano i piccoli dal nido affinché imparino a volare, del resto Sokol significa appunto falco. Non lo so, non lo si sa, lo si fa e basta. Vai, fai del tuo meglio con impegno, ma soprattutto con passione e gioia. Linee pulite e punte tirate sempre! E per finire, STAY GRIP!

- Irene Gollin -

13.01.2015 00:31
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